ASD Judo Imola, il tatami che include
Da 55 anni l’ASD Judo Imola è un punto di riferimento sportivo ed educativo per il territorio.
Una storia lunga, riconosciuta anche dal Coni nazionale con la Stella d’oro al merito sportivo, che oggi continua nella palestra scolastica di via Padre Massimiliano Kolbe, nella zona delle scuole Sante Zennaro, con circa 150 iscritti fra giovani e adulti. L’80% sono bambini e ragazzi dai 4 ai 12 anni, ma l’attività coinvolge anche gli adulti e gli atleti master, con risultati importanti, tra cui un bronzo mondiale.
Il cuore dell’impegno dell’associazione è l’attività inclusiva rivolta ai ragazzi con disabilità. “In realtà ce ne occupiamo già da molto tempo - racconta Vito Ponzi, presidente dell’ASD Judo Imola -. Negli anni abbiamo inserito ragazzi con disabilità nei corsi normali e abbiamo visto risultati molto importanti. Da lì è nata la volontà di strutturare meglio questo percorso, anche perché le richieste da parte delle famiglie sono in aumento”.
L’associazione ha lavorato sulla formazione dei tecnici, in collaborazione con le federazioni di riferimento. “Siamo affiliati alla federazione e negli ultimi anni l’attenzione verso la disabilità è cresciuta molto - prosegue Ponzi -. Abbiamo formato tecnici specifici, riconosciuti per seguire ragazzi con disabilità relazionali, e lavoriamo anche nell’ambito della FISDIR e della FISPIC, che riguarda persone ipovedenti e non vedenti. Oggi possiamo contare su tre tecnici che si occupano in modo preciso di diverse e specifiche disabilità”.
L’attività richiede attenzione, competenza e un’organizzazione dedicata. “Seguiamo non meno di una quindicina di ragazzi con disabilità - spiega il presidente -. Alcuni riescono a lavorare all’interno del gruppo, con un rapporto di uno a tre, mentre tre ragazzi hanno bisogno di un affiancamento uno a uno, con un tecnico dedicato. È un impegno importante, ma i risultati ci confermano che questa è la strada giusta”.
Tra le storie più significative c’è quella di un ragazzo non vedente dalla nascita. “Ha frequentato i corsi normali e ha partecipato anche a manifestazioni a carattere preagonistico - ricorda Ponzi -. Una volta salito sul materassino, nessuno si accorgeva della sua disabilità. Per noi è stata una grandissima soddisfazione. Oggi pratica arrampicata e riesce a svolgere tante attività sportive. Questo dimostra quanto lo sport possa aprire possibilità, fiducia e autonomia”.
Per l’ASD Judo Imola, l’inclusione non è solo una questione sportiva. “Il punto non è soltanto insegnare una tecnica - sottolinea Ponzi -. È dare sostegno ai ragazzi e alle famiglie. Spesso chi è bravo viene cercato da tutti, mentre chi ha più difficoltà rischia di essere lasciato indietro o di non essere visto. Noi vogliamo fare il contrario: creare un luogo in cui anche chi ha bisogno di più attenzione possa trovare spazio, regole, relazione e crescita”.
Il judo, da questo punto di vista, diventa uno strumento educativo. “È uno sport che insegna il rispetto, la disciplina, il rapporto con l’altro - aggiunge Ponzi -. Per questo anche nelle iscrizioni e nella vita associativa chiediamo di seguire le regole: domanda di ammissione, assicurazione, certificato medico, correttezza nel percorso. Non è burocrazia fine a se stessa, ma parte di un’educazione. Nel judo le regole si rispettano perché è giusto e perché aiutano a crescere”.
I corsi riprenderanno a settembre, quando il Comune consentirà l’accesso alle palestre scolastiche. Per informazioni e iscrizioni è possibile consultare il sito www.judoimola.it.
“Dopo il Covid siamo ripartiti con forza - conclude Ponzi -. Prima avevamo circa 250 iscritti, oggi siamo intorno ai 150, ma siamo in piena attività. Continuiamo a lavorare con i bambini, con gli adulti, con gli agonisti e con i ragazzi con disabilità. Dopo 55 anni siamo ancora qui, con la stessa idea: il judo deve essere uno sport per tutti”.